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One Child

Oggi vi voglio condividere una poesia scritta negli anni ’80 da una bambina di 6 anni con un passato molto difficile alle spalle: nata da una ragazza-madre, a 4 anni è abbandonata dalla stessa in autostrada dove viene successivamente ritrovata. Sheila – questo il suo nome – vive in una specie di roulotte con il padre, ubriaco e violento. Un giorno d’estate Sheila rapisce un bambino di tre anni – figlio dei vicini – lo lega ad un albero e gli dà fuoco, provocandogli diverse ustioni. In attesa di essere ricoverata in un ospedale statale – scelta che equivale a rinchiuderla in prigione – la bambina viene affidata alle cure di Victoria Lynn Hayden – in arte Torey Hayden, autrice del libro “One Child” che racconta la storia di Sheila – psicologa infantile e responsabile di una classe di bambini problematici (autismo, tentato suicidio, cecità, etc). Sheila, all’inizio, dimostra di essere una bambina vandalica, aggressiva e selvaggia che si rifiuta di parlare. Hayden però si interessa a lei, scoprendo che la bambina possiede un quoziente intellettivo molto alto e una capacità d’apprendimento straordinaria. La violenza nella vita di Sheila continua, con la differenza che adesso non è più sola perchè Torey si occupa di lei.

Vi metto a parte di questi dettagli per permettervi di entrare nell’atmosfera emotiva della poesia che Sheila scrisse per la Hayden. L’insegnante ricevette questa bellissima dedica per posta, pochi anni dopo la separazione da Sheila, che con il suo consenso ne permise la pubblicazione (il romanzo in cui compare la poesia e che racconta nel dettaglio questa storia si intitola “Una bambina” traduzione italiana di “One child”):

A Torey con tanto “Amore”

Vennero tutti gli altri
Cercarono di farmi ridere
Giocarono ai loro giochi.
Alcuni giochi per svago altri sul serio.
E poi se ne andarono.
Lasciandomi tra le rovine dei giochi
Senza sapere quali erano sul serio e
Quali erano per svago  
E lasciandomi sola con gli echi di
Una risata che non era la mia

Poi venisti tu
Con i tuoi modi strani
Non proprio umani
E mi facesti piangere
E non t’importava il pianto.
Dicesti solo il gioco è finito
E aspettasti
Che tutte le mie lacrime si trasformassero in
Gioia
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To Torey with much “Love”

All the rest came
They tried to make me laugh
They played their games with me
Some games for fun and some for keeps
And then they went away
Leaving me in the ruins of games
Not knowing which were for keeps and
Which were for fun and
Leaving me alone with the echos of
Laughter that was not mine

Then you came
With your funny way of being
Not quite human
And you made me cry
And you didn’t seem to care that I did
You just said the games are over
And waited
Until all my tears were turned into
Joy.

 

Inutile dire quanto la trovi commovente :’-)

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