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Multe

** A distanza di tanti mesi sono tornata, e scrivo i pezzi su cui ho lavorato giorno e notte, svegliandomi nel sonno delle ore e riversando contenuti emotivi sulla carta di qualche taccuino. Esse sono poesie scritte per indagarMI e per indagarCI. Ho vissuto, guardato e poi scritto. E questo è il risultato. **

Troppo tempo da sola. Passo carrabile che non rispetto.

Getto multe all’aria.

Partager son propre temps est la chose la plus importante du monde.

Condivido con te ogni mia cosa importante e dell’anima mia forse assaggerai qualche fetta.

Insipido è il tempo che spendo da sola. Risparmi e stipendi non lo riempiranno, i suoni tintinneggianti si disperderanno nell’eco di corridoi lontani. L’orecchio interno è un labirinto e come un labirinto la mia scaltra memoria scava corridoi invisibili. All’interno dell’orecchio si innalzano lapidi. Trovo scritto: “ti manca” e anche “avresti voluto”. Un cimitero di desideri spenti. E le braci fumano. I miei occhi sono deboli per quelle nebbie. La miopia lo rivela: insipido è il tempo che spendo da sola. Passo carrabile che non rispetto.

Un guizzo di felicità viene dal tempo che vivo con Te, un Te qualunque, un Te qualsiasi. E nel petto un sollievo per quando ti incontro. Una confusione di pensieri che solo il cuore sa disperdere.

Il mio battito si fonde col tuo. Nell’istante in cui ridiamo sento la gioia come luce spiovente cadere in scintille e scoppiare in incendi di fuochi grandiosi. Gocce d’acqua fresca nella gola sono per me le tue parole. Bruciata nel deserto e con le labbra screpolate intono un canto di benevolenza per Te.

Insipido è il tempo che spendo da sola. Passo carrabile appena distrutto.

16/03/16

Silvia Torre

 

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Archiviato in Non classé, poesia in prosa

Spazi Privati_dal Diario Fiorentino

Ognuno ha le sue opinioni, ognuno i suoi giudizi. Siamo diversi. Spazi privati, soggettività in via d’estinzione. McDonald, istituzioni private, posseggo Acqua a poco prezzo. Dove siamo finiti? E’ il deserto. Joshua visse quaranta giorni nel deserto. Dicono che avesse sete. Mi chiedo, non ha senso parlarne, solo angolature interiori. Angolatura interiore e spazio privato. Giardino privato. Vieni a vedere? Non sempre interessa. Crescono i fiori. Datemi le Stelle, le posso ancora vedere, perché non toccare?
Mi chiedo dove sia finita la “Comunicazione Efficace” eppure la studiano. Comunicazione efficace? Sono solo opinioni. Spazi privati – ho letto emozioni nei loro occhi. Ognuno per sè cantava canzoni. Puoi augurare Beni e Desideri. Io l’ho fatto! Mon Dieu, siamo tutti soli…Soli e Stelle, Soli e Specchi. L’ALTRO E’ LO SPECCHIO. Lo specchio d’acqua e proteine delle cellule di grano, (noi) siamo ciò che mangiamo. Assorbiamo la Realtà – mot obsoleta – ossigeno, luce, affetti, intenzioni, sguardi. (Rispetto quanto posso).

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Don’t worry_dal Diario Fiorentino

Impostata ad ascoltare la mia voce anziché il Piacere della Presenza all’trui all’altro capo della cornetta del telefono. Per quale étrange motivo bizzarro? La mia voce fa eco, mi Parla dal barrito di un elefante che non ho mai visto in vita mia. Assomiglia al Buco nel quale sono caduta quando ho smesso non d’ascoltare, ma di Sentirti. Credimi, il vuoto si nutre di perle di sudore colorate e abominevoli, crescono nello spazio della carne come escrescenze maligne. Rifuggine! La fuliggine incrosta le mie Parole bagnate d’Alchermess, quel buon liquore dolce delle mie estati. All’improvviso la Musica mi alleggerisce, mi fa Sorridere con la Bellezza incollata alla Bocca. Non posso smettere di sorridere.

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Undici giugno_dal Diario Fiorentino

Un luogo, a presente, per Christophe Tarkos il testo è inutile, e a ben dire ha ragione! Finalmente qualcuno che lo sforma e che ne parla in altra maniera, deformando, giudicando, divenendo. Sono qui, corpo di legno e di bronzo; pelle che odora di forte dopo una lunga passeggiata nel calore sempiterno dell’estate. Odoralo, sentilo. L’odore della Terra è quello che cerchi, che ricordi? A me piace il mio odore, lo trovo intenso e buono. Sicuramente a lui è piaciuto, gli è sempre dovuto piacere per tenermi stretta così tanto a lungo. E mentre la testa mi percuote col suo intelletto, l’odore forte e profumato mi cattura, facendomi guardare fuori. Una pelle liscia e gialla dorata, una pancia glissant qui se nourrit di luce. Stramazzo a terra nel terreno dei conflitti col fiocco, quelli che restano e che non cambiano. Sai, quelli fatti col fuoco. Son quelli che non dimentichi. Ti restano aggrappati alle dita, vischiosi come lombrichi dal corpo ad anelli, anelli di ferro battuto, dalla presa forte forte, sempre quanto e più del conosciuto. I lombrichi sono strisciati entro le mie orecchie, entro il mio cuore e lo rinverdiscono di Nero, sentimenti e colori che è meglio non avere. Straziata, détruite, così i demoni mi hanno avuta il giorno che ho perso la grazia e raggiunto la pigrizia. Scavare il pozzo dei tesori è cosa (im)possibile*, *a discrezione di chi ascolta.

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Dieci giugno_dal Diario Fiorentino.

Impegno nella lingua dell’espressione, un impegno lungo quanto una strada; un sentiero sterrato di montagna, tra sassi e fili d’erba al tramonto. Sarò troppo romantica? Il mio belato mi dice di far(e) così. Ecco, senza stroncare le vocali finali sul nascere, evitiamoci questo dispendio d’Energie e Remiamo! Concretizziamo all’orizzonte del Mondo Carnale. Proprio lì, dove tutto conta mascherare il buio, mascherare la luce, mascherare i guai di una società-provetta. In questo deposito di germi e vermicelli a-tonali, come la lingua! Frutto questo testo dei miei studi letterari, studi che dobbiamo prima o poi terminare e TRALASCIARE. Se la studi l’Arte, non puoi Farla. E io voglio Farla, Voglio renderla Materia di cartongesso intingendo un pennello tondo e grosso nell’acqua per bagnare la pelle del mio Amato francese, un uomo che parla un’altra lingua diversa dalla mia. Provata già diverse volte questa Emozione contaddittoria e venefica priva di rapporti con l’Amore. E’ quel buco nero che puzza di zolfo e che si trova Dentro di me, Invisibile ma sempre visibile nei miei occhi stanchi e negli stacchi nervosi della mia testa, delle mie membra che hanno sempre troppo pensato. Ecco, un altro bruco a forare la foglia, quella bella foglia verde sul ramo più alto del più alto e bello ed elegante Albero del Mondo, quell’Albero è amico mio.

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éscine.

sono chiusa nel mio egoismo. ho chiuso la porticina della gabbia. mi sono chiusa in un orizzonte scricciolo credendo di farmi del bene. hanno chiuso la porta nel razionale del mio cervello, l’hanno chiusa per sempre. gli altri vivono bene, gli altri si vogliono bene. la gabbia dice e scrive che “l’inferno è arrivato”. scrive in un alfabeto che non ha suono ma cristalli di rancore immagini di dolore, colori rancidi. ma è una gabbia! ricòrdatelo che è una gabbia. l’egoismo è una gabbia di rancori cristallizzati.AHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAH! Allora escine, escine pampa escine. scianu liberaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaAaAaAaAaAaAaAaAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA!

Respiro

Questa è una sperimentazione che cerca di determinare una situazione fisica. Si è realizzato per caso un giorno in cui mi sono immersa nel lavoro di un poeta francese di nome Christophe Tarkos.L’esperimento è questo: determinare nel lettore un respiro finale come rottura di una situazione di tensione. Se qualcuno è riuscito a sperimentarlo me lo faccia sapere, sarebbe importante per me saperlo:) Grazie!

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