Archivi categoria: poesia

Gesù e Maria

Entrare nel tempio
Due colonne ardenti di calore
arcate di stelle luminose nel cielo notturno
trecce di nuvole nel cielo diurno dell’alba

Lui rese l’anima all’Aria
Dov’è andata? Dov’è partita?
Dov’è sparita?
Andata dove…

Vi ho guardati, due culle per il mio cuore
in quel tempio che ho abbandonato
tanti giorni fa, tanta disillusione fa,
tanto isolamento fa.

Oggi sono tornata
Vi ho guardati
due culle per il mio cuore ancora caldo
di neve.

Sorrido
Sento scendere in me un amore
antico come un soffio di mistero sopito.
Non vi ho dimenticati, e anche voi
vi siete Ricordati di me.

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Morte

Siamo corpi, universi paralleli in movimento
brilliamo di luccichii strani, contorti
e moriamo.
Stelle, o pianeti, miti di carta giriamo
sull’ellisse del tempo rimasto.
Rimango sola in questo universo buio.
Stelle lontane da me
brillano fredde, glaciali
Loro anche sono rimaste sole.

Siamo anime, universi paralleli in transito                                                                                che non possono toccarsi né fondersi.
Ma posso riconoscerti,
Sì, posso vederti
e per te pregare per me pregare.

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Con cuore incerto

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Fra tanti sentieri e cammini
scelsi la lontananza da casa mia
intrapresi la via con cuore incerto
posata sui miei piedi
fragile farfalla sulla roccia
incontrai mille paesaggi
mille nomi e mille storie
ripresi coscienza
nello scorrere lento del tempo
appresi pazienza e accoglienza
appresi a guardarmi nello specchio
dei miei mille occhi.
capii che vivere è un’arte senza tempo
senza luogo, senza profitto.
La vita è il viaggio di un cuore incerto
nella concavità dell’istante sicuro.

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Resisti

Resisti, mio cuore al di là della notte
sii come la lucciola che vaga solitaria
nel ventre materno dell’ombra solida
senza più appigli, senza alcun rumore
Resisti, incollando pezzi di vetro
al vasto soffio del vento libero
impregna ogni solida convinzione
del magnifico corpo bruciante del fuoco
ammantata di musica e di silenzio.

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One Child

Oggi vi voglio condividere una poesia scritta negli anni ’80 da una bambina di 6 anni con un passato molto difficile alle spalle: nata da una ragazza-madre, a 4 anni è abbandonata dalla stessa in autostrada dove viene successivamente ritrovata. Sheila – questo il suo nome – vive in una specie di roulotte con il padre, ubriaco e violento. Un giorno d’estate Sheila rapisce un bambino di tre anni – figlio dei vicini – lo lega ad un albero e gli dà fuoco, provocandogli diverse ustioni. In attesa di essere ricoverata in un ospedale statale – scelta che equivale a rinchiuderla in prigione – la bambina viene affidata alle cure di Victoria Lynn Hayden – in arte Torey Hayden, autrice del libro “One Child” che racconta la storia di Sheila – psicologa infantile e responsabile di una classe di bambini problematici (autismo, tentato suicidio, cecità, etc). Sheila, all’inizio, dimostra di essere una bambina vandalica, aggressiva e selvaggia che si rifiuta di parlare. Hayden però si interessa a lei, scoprendo che la bambina possiede un quoziente intellettivo molto alto e una capacità d’apprendimento straordinaria. La violenza nella vita di Sheila continua, con la differenza che adesso non è più sola perchè Torey si occupa di lei.

Vi metto a parte di questi dettagli per permettervi di entrare nell’atmosfera emotiva della poesia che Sheila scrisse per la Hayden. L’insegnante ricevette questa bellissima dedica per posta, pochi anni dopo la separazione da Sheila, che con il suo consenso ne permise la pubblicazione (il romanzo in cui compare la poesia e che racconta nel dettaglio questa storia si intitola “Una bambina” traduzione italiana di “One child”):

A Torey con tanto “Amore”

Vennero tutti gli altri
Cercarono di farmi ridere
Giocarono ai loro giochi.
Alcuni giochi per svago altri sul serio.
E poi se ne andarono.
Lasciandomi tra le rovine dei giochi
Senza sapere quali erano sul serio e
Quali erano per svago  
E lasciandomi sola con gli echi di
Una risata che non era la mia

Poi venisti tu
Con i tuoi modi strani
Non proprio umani
E mi facesti piangere
E non t’importava il pianto.
Dicesti solo il gioco è finito
E aspettasti
Che tutte le mie lacrime si trasformassero in
Gioia
_________________

To Torey with much “Love”

All the rest came
They tried to make me laugh
They played their games with me
Some games for fun and some for keeps
And then they went away
Leaving me in the ruins of games
Not knowing which were for keeps and
Which were for fun and
Leaving me alone with the echos of
Laughter that was not mine

Then you came
With your funny way of being
Not quite human
And you made me cry
And you didn’t seem to care that I did
You just said the games are over
And waited
Until all my tears were turned into
Joy.

 

Inutile dire quanto la trovi commovente :’-)

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Un respiro

E’ un martirio restare qui, appesa

in cerca della luce

all’oscuro dal mondo

Non so guardare oltre il muro

dall’altra parte dello steccato

lì dove l’orizzonte si colora

di ricordi intangibili.

Un posto per me, seduta in mezzo al prato

con i capelli corti al vento

sopra un mare in visibilio d’onde

E una duna di sabbia al tramonto

dall’altra parte dei miei piedi

una verde silenziosa foresta.

E le notti passate sul ciglio dei campi di grano

immersi nel sogno d’un risveglio.

Uno stato d’animo, uno solo:

Libertà.

Segretamente, aria.

Francia 2014 385

Silvia Torre, 14/03/16

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Incontri fatui e semi di meraviglia

Brillano i tuoi occhi e i flutti del destino mi accerchiano

Simile ad aghi di pino nel vento

scivolo su ostili correnti di nulla opaco

ed emergo con un sorriso sul viso

folle d’amore e di giustizia

Piango e respiro di nuovo

in un mondo splendente di chiarezza

E’ con il cuore in mano che giungo al tuo cospetto,

cosciente, nel rombo sordo del silenzio

Le onde del destino

sul mio capo

si richiudono.

Silvia Torre

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