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Con cuore incerto

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Fra tanti sentieri e cammini
scelsi la lontananza da casa mia
intrapresi la via con cuore incerto
posata sui miei piedi
fragile farfalla sulla roccia
incontrai mille paesaggi
mille nomi e mille storie
ripresi coscienza
nello scorrere lento del tempo
appresi pazienza e accoglienza
appresi a guardarmi nello specchio
dei miei mille occhi.
capii che vivere è un’arte senza tempo
senza luogo, senza profitto.
La vita è il viaggio di un cuore incerto
nella concavità dell’istante sicuro.

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Un’avventura nel mito – i Giardini di Bomarzo – Intro

Ciao a tutti!

Qui di seguito trovate l’inizio di un racconto fantastico d’avventura ma dalla “nascita” creativa stravagante. La storia nasce da una mia reale visita a un giardino che esiste veramente e che porta tre nomi: Giardino di Bomarzo o Bosco Sacro o Parco dei Mostri. Questo giardino, situato in provincia di Viterbo nel Lazio, vede la luce nel 1552 per la volontà del Principe Orsini che, attraverso la scultura di enormi mostri in pietra, volle ripercorrere i miti e le leggende antiche, soprattutto greche. Si tratta dunque di un vero e proprio VIAGGIO ATTRAVERSO LA LETTERATURA per meravigliare l’ospite ignaro delle storie che sta per incontrare. Anche io mi sono lasciata affascinare da questo mondo superstizioso e storico fino a voler concretizzare qualcosa di letterario che provenisse dalle “spinte telluriche” ricevute in un luogo concreto e reale come è il Giardino di Bomarzo.


Naturalmente esiste un sito internet dedicato, con tante informazioni storiche e letterarie : http://www.bomarzo.net. All’interno dello stesso vi sarà consigliata la lettura di due pdf gratuiti molto utili per avere una panoramica del luogo e dei mostri che contiene… Buona lettura!

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Un viaggio nella mitologia – I giardini di Bomarzo

Avventura tra i miti del tempo

Bomarzo 047

Tempo fa vissi un’avventura tra mostri provenienti da famose leggende. Una mattina io e pochi membri della mia famiglia organizzammo una spedizione in un bosco che ha fama di essere sacro. Vi entrammo fremendo d’eccitazione. All’entrata del Labirinto scorsi in tempo il genio malefico delle Sfingi, donne col corpo di leonessa che ci avrebbero sicuramente  impedito di entrare, come accadde per Tebe. I miei compagni di viaggio seppero come fuggire ai loro sguardi, ma quello che ci aspettava fu tanto terrifico che presto pensammo di aver commesso un grave errore avventurandoci in quel misterioso luogo. Si delineò immediatamente un lago davanti a noi, un lago calmo e disteso al punto che non si sentiva alcun rumore. D’improvviso il tempo sembrò oscurarsi e una tempesta scatenarsi, e una testa spuntò fuori dall’acqua. Riconobbi Proteo, il terribile mostro marino. Esso si avventò su di noi con la velocità di un cacciatore selvaggio e terribile. Ricordo che scappammo terrorizzati in direzione del bosco e il più possibile lontano dal lago. I nostri cuori, ne sono certa, battevano furiosi e impazziti. Nell’umido del bosco gli uccelli smisero di cantare e fu in quel momento che potemmo accorgerci del rumore lontano di una cascata. Decidemmo di salire sulla collina più vicina per dare uno sguardo dall’alto ai dintorni. Ringraziammo Dio di averlo fatto! In basso una tartaruga di terra gigantesca, alta almeno tre metri, sorreggeva una Dea vestita di bianco. Le due stavano affrontando un’immensa Balena nera. La Dea bianca lanciava maledizioni in sella al vetusto animale, ma la magia non servì a nulla perchè di colpo capimmo che l’acqua era incantata anch’essa e impediva alla Balena di ricevere colpi che le sarebbero stati altrimenti mortali.  Ci allontanammo da quel luogo svelti come saette. Camminando l’atmosfera del bosco sembrò mutare. I tronchi e i rami avvizziti cominciarono a rinverdire, primizie primaverili a spuntare e radure rigogliose ad apparire. Nel mezzo di una tale meraviglia non potevamo attenderci altro che pace. Finalmente rassicurati ci sedemmo nei pressi di una fontana per riposarci e mangiare un boccone. Riposando sull’erba alzai lo sguardo al cielo e vidi la figura splendente di un cavallo passar sopra le nostro teste. Fu Pegaso quello che vedemmo! Le grandi ali oscurarono il biancore delle nuvole per pochi istanti, risplendendo nella luce chiara del sole. Scomparve come era venuto, fugace come un sogno. Io e i miei compagni d’avventura, commossi e rincuorati da quell’idilliaca apparizione, ci avventurammo ancora nel bosco sacro. Camminando sui viali in pietra mi sembrò di scorgere il valoroso Ercole ma ebbi paura ad avvicinarmi perchè con la sua forza animale chissà che non mi avrebbe ucciso. Lo vidi mentre squarciava un gigante dal viso deforme che urlava  orrendamente. Gli echi di quel dolore ci raggiunsero fin dentro all’anfiteatro che ci trovammo davanti, tra rovine, stuatue antiche e raffigurazioni misteriose. Otto colonne con otto teste diverse si ergevano di fronte a noi. Ciascuna testa, che fosse uomo o donna, ci guardava accigliata intonando un canto lirico, struggente e ironico al tempo stesso …


To be continued 🙂

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