Altri racconti #2

Maschere a teatro

Eccole, le due Maschere : il viso triste della Tragedia e il viso allegro della Commedia. Agrigento ospita spesso questo genere di rappresentazioni teatrali e l’imponenza del bianco anfiteatro accende il desiderio di immergersi in qualcosa di sconosciuto e di straordinario.

Lo spettacolo avrà inizio a breve e un boato di voci e di applausi già scroscia dalle scalinate. Francesco sembra raggiante nella giacca grigio scuro, con gli occhi verdi che riflettono l’azzurro della sua bella sciarpa a quadri.
– “Meraviglioso essere qui, grazie per avermici portato Fiorella. Non conoscevo l’anfiteatro di Agrigento! Sapevo dell’esistenza dei suoi templi ma non di questo posto”.
-“I templi sono antichi, questo risale ad appena venticinque anni fa. Però concordo, la sua atmosfera è magica! So che ti piacciono questi eventi, non potevo non invitarti”.
Conosco Francesco da poco tempo ma già mi sono affezionata, la sua vena artistica lo rende desiderabile. Agrigento è la mia città natale e il teatro una passione che ci accomuna. Mi guardo un pò intorno e noto persone di tutte le categorie e di tutte le età, chi più anziano chi più giovane, qualcuno addirittura avvolto in abiti eleganti. Alzando lo sguardo vedo nuovamente le due maschere simbolo del Teatro, il viso disperato e quello allegro che ci osservano dall’alto, e mi sembra di avere davanti i due lati di una stessa medaglia. L’attesa é intensa e palpabile.
-” Fa freddino eh? Per essere estate…”
-“Lo sappiamo bene tutti che il clima è impazzito ultimamente! Non mi stupisce”
-“Guarda! Sembra che stia per iniziare”
Già, e io non riesco a staccare gli occhi da quelle Maschere. Mi sembra che sappiano qualcosa che io ignoro.
Finalmente le luci si accendono e i primi suoni rimbombano nello spazio verde dell’arena. Un bell’attore in toga bianca si apre la strada con ampie falcate verso il centro della scena intonando un canto poderoso. Estasiata per il timbro caldo della sua voce dimentico tutto, perfino la presenza di Francesco. La rappresentazione va avanti ed é presto chiaro che la Compagnia sta inscenando una commedia Plautina dal gusto un po’ crudo. Le due Maschere non sono più visibili nella luce della scena, devono essere rimaste nell’ombra. Mi chiedo se ci sia qualcuno al loro interno, l’impressione che ho è troppo forte perchè possa ignorarla… ma basta lasciarmi andare ai miei pensieri, perderei il filo della storia e sarebbe un peccato mortale. Il canto è finito e non posso impedirmi di lanciare uno sguardo a Francesco, con i suoi begli occhi che brillano di piacere. Vederlo contento mi rende felice.
L’atmosfera si fa gaia e leggera, le risate si moltiplicano e i nodi della Commedia si sciolgono, gli attori lasciano la scena e lo spettacolo si interrompe per una breve pausa. Euforica, guardo di nuovo verso il mio ospite.
-“Incredibile! Hai visto come…”: accanto a me non c’é nessuno. Mi alzo in piedi, cercandolo con lo sguardo ma non riesco a vederlo. Le mie mani si imperlano di sudore freddo mio malgrado.”Non fare la stupida Fiorella, cosa vuoi che sia accaduto? Te lo dico io che succede, sei troppo tesa perchè chissà quali storie malefiche ti sei raccontata su quelle Maschere. Ma finiscila!“. Francesco deve essere andato in bagno, però certo mi chiedo quanto tempo fa. Mi rammarico di non poter discutere con lui delle scene divertenti e del genio del regista che ha saputo rendere una commedia antica tanto adatta al gusto contemporaneo. E ancora mi chiedo dove sia finito… perché non torna ? Le persone intorno a me ridono, sono contente mentre io non posso fare a meno di pensare che sia accaduto qualcosa di tragico. All’improvviso le luci si abbassano e i primi personaggi appaiono sulla scena. Cerco di distendermi, ho inviato un sms ma ha lasciato il suo cellulare qui. Il bip luminoso mi infastidisce e i pensieri corrono troppo veloci. Siamo arrivati al punto in cui il futuro marito si prende gioco del padre della fidanzata. La scena é talmente esilarante che non trattengo le risate, sebbene il mio pensiero sfugga al controllo. Guardo l’orologio, sono passati venti minuti dalla fine della pausa. Lascio la sciarpa sulla sedia e mi alzo, diretta alla toilette. Sento le voci venire dal palco e le risate dalle scalinate dell’imponente anfiteatro. I bagni si trovano dietro al complesso, immersi in un’oscurità fiocamente illuminata. Qui non sembra esserci nessuno, né una guardia né un uomo o una donna di servizio. Strano, di solito c’é sempre qualcuno che aspetta di ricevere un soldo di ringraziamento. Il vento che proviene dalla costa si é alzato, sento più freddo. Non mi perdo d’animo, lo chiamo ad alta voce per nome, sono già oltre la porta del bagno. Ed ecco che lo vedo, disteso a terra.
-“Francesco! Francesco!”
Deve aver avuto un malore. Nonostante le lacrime che mi scendono sulle guance bagnandomi i vestiti e il cuore che batte senza arrestarsi, mi slancio verso il suo corpo inerme. Lo prendo di peso per girarlo di schiena e…”Sorpresa!”
Sorride a trentadue denti. Scioccata gli lancio uno sguardo tra l’interrogativo e il collerico.
-“Che..che..cosa? Che stai facendo?”. La collera monta, progressivamente, e le parole escono dalla mia bocca come un fiume di lava in piena. Ma lui mi guarda teneramente.
-“Meno male, quasi temevo che non ti saresti più fatta vedere. Sei un pò troppo tesa, non credi anche tu?”. Mi prende la mano e, senza alcuna spiegazione, mi stampa un bacio sulle labbra.
Qualsiasi tragedia mi fossi inventata, quel bacio la stava cancellando definitivamente. Al suo posto cominciano a sorgere seri interrogativi di tutt’altro genere. Mi sa proprio che non inviterò più uno sconosciuto a teatro!

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2 commenti

Archiviato in narrazione

2 risposte a “Altri racconti #2

  1. Bella, la trama è piuttosto interessante. Ma chiamare Francesco sconosciuto… poveretto, io mi ci stavo affezionando 🙂

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    • ahahha! Grazie:) Pensa, questo raccontino non volevo nemmeno pubblicarlo perchè lo trovo bruttarello! In arte le sorprese non finiscono mai perchè ciò che piace a me può non piacere a te e viceversa…vedi, sempre meglio pubblicare! non si sa mai 😉

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