La saga del pettegolezzo #2

Fastelli, Ardenti e Crostapane
Fastelli girovagava sereno e tranquillo in quei tempi, senza problemi apparenti, come trascinato da una corrente di buona vita sceso ad aiutarlo nell’impossibile impresa di sentirsi felice, fiducioso e pieno di sè, come mai gli era capitato prima. Tra tutti i professori della piccola università, infatti, lui era l’unico a non sprizzare nemmeno una goccia di autostima attraverso l’anonimato delle sue grigie e accademiche divise da ufficio. L’espressione frustrata da Yogi abbandonato al suo destino di orso in estinzione impregnava di tristezza e ostinato vittimismo infantile ogni gesto autocommiserativo e mansueto, pieno di vergogna di quel professore sempre sull’orlo dell’abnegazione. Prima o poi avrebbe finito per chiedere scusa a chi lo insultava, o peggio, gli avrebbe offerto il caffè. Tirava fuori le unghie da orso impacciato ma dignitoso solo in rare occasioni, e mai per più di due minuti. Quella mattina invece la sua felicità aveva raggiunto le stelle, assieme alla tanto desiderata fiducia in sè stesso. L’anziano professore Ardente, in effetti, lo aveva appena ricevuto nel suo studio e insieme avevano accordato una collaborazione accademica di tutto riguardo sull’esperienza mistica di Dante. Gongolando come un gufetto sul ramo dopo un pasto di vermi appetitosi, Fastelli brillava di egocentrismo e gli studenti si giravano verso di lui finalmente più tranquilli e meno preoccupati per la salute del proprio amato professore. Un eccessiva dose di egocentrismo a Lettere voleva dire sana e robusta costituzione per ogni professore che lo mostrava con indefesso orgoglio. Quando i professori ignoravano gli appuntamenti con gli studenti, quando per noia o pigrizia preparavano insulsi test a crocette, quando facevano fare l’esame orale in cortile senza troppo tempo a disposizione, quando sbeffeggiavano il poveretto di turno impedendogli con una dose massiccia di impegno di esprimersi, quando si complimentavano con sè stessi in pubblico vantandosi delle mille imprese in guerra e in cattedra, beh, ogniqualvolta accadeva stavano soltanto allenando il proprio salutare e sportivo egocentrismo accademico. Ne avevano tutto il diritto!
Mentre gongolava, Fastelli udì un brusio accanito giungere dal secondo piano, al dipartimento di Italianistica. Non riuscendo a distinguere quei rumori decise di incamminarsi su per la scaletta che portava al dipartimento, spinto da una curiosità angosciata e scabrosamente invincibile: era abbastanza vicino per udire la professoressa Crostapane ruggire parole incomprensibili in una lingua simile a quella di Sodoma il giorno del giudizio e dal contenuto altrettanto sconcertante. Stava strillando qualcosa su strane pratiche sessuali a sfondo accademico che molto aveva a che vedere con Sodoma in effetti. Fastelli tentò di aumentare le proprie anchilosate capacità uditive per capire ancora meglio di cosa stesse blaterando la collega. Cominciava infine a distinguere qualcosa nel putiferio delle sue maledizioni e rimase sconcertato nell’udire il proprio nome. Con gli occhi strabuzzanti il povero e non più felice orso Yogi ascoltava narrare la Crostapane di estreme e gaie festicciole private tra Ardente…eh? Ardente? e…e…? Oddio, e lui. Tra i nomi ruggiti agli studenti spaventati del secondo piano c’erano il suo e quello di Ardente, il professore più anziano e del piano di Italianistica. Fu uno shock istantaneo: tutta l’università sapeva di una relazione al limite dell’hard core tra lui e il più famoso dantista di tutta la facoltà.
La Solenne piangeva, piangeva tutte le sue lacrime. Come aveva potuto? Come? Perchè scegliere le coscie pelose e non più vigorose di un altro professore alle sue, lisce bianche e virginee? Con quale cuore e quale gusto estetico il suo amore platonico aveva dato il deretano a quell’nsulso personaggio da palcoscenico votato unicamente al genio dantesco, nemmeno fosse un juke box fissato sulla stessa canzone da decenni? Perchè?
Si era fidata di lui, gli aveva donato tutta sè stessa e quel pappone aveva tradito non soltanto la sua fiducia ma anche il suo orgoglio! Le innumerevoli volte che si erano trovati da soli nella stessa stanza pronti a correggere pile e pile di compiti aveva avuto più di un’occasione per sbattergliela in faccia, ma non l’aveva fatto proprio perchè credeva nella professionalità e nella forza dell’intelligenza. Giorgia era arrivata dov’era arrivata unicamente grazie alle sue eccelse doti e non per aver dato parti cavernose di sè stessa al professore che più di tutti amava. Poteva almeno provare a sbattersela no? Voglio dire, pensava la sconvolta dottoranda dai mossi capelli bruni, una ragazza carina come me disposta a TUTTO pur di soddisfare il cuore dell’uomo che amo merita di essere sbattuta sulla cattedra per focose correzioni linguistiche post – esame – ai – ragazzi, no? ah no aspetta, lei credeva nella forza dell’intelligenza… ma questo significava forse che non era abbastanza carina? La donna dentro di Giorgia reclamava giustizia immediata per quell’impari trattamento e lo avrebbe mostrato a tutti gli studenti dell’università che lei non aveva niente di meno del vecchio juke box. Desiderava ancheggiare per i corridoi vestita alla moda perchè voleva essere ammirata da vicino e voleva a tutti i costi dimostrare al caro Fastelli di che pasta era fatta lei, sicuramente una pasta più soda del suo attuale amante.
Le voci di corridoio si propagavano come fuoco sulla paglia, incendiando di lussuria, agitazioni incontrollate e risate grossolane praticamente tutto lo studentato. La questione si presentava molto diversa al corpo docente, a dir poco schifato dalla notizia che vedeva coinvolti due dei professori più bravi di tutta l’università. La fidanzata di Fastelli temeva per la reputazione del suo orso Yogi e tentava di convincerlo che cambiare posto di lavoro gli avrebbe impedito ulteriori dispiaceri e shock traumatici, senza contare il fatto che a lei Ardente non l’aveva mai raccontata giusta. Il professore di filologia non era il solo ad aver subito gravi diffamazioni, poichè con la scusa della storiella hard core anche il più anziano professore col pallino per Dante s’era cominciato a sentire fuori luogo e come disgustato da sè stesso. Ovunque andasse la figura immemore della sua persona fremente dietro allo spaventato orso Yogi sconquassava di febbrili conati persino lui, abituato com’era a sordide raffigurazioni dall’inferno di Dante. La sua immaginazione a quanto pare riusciva a partorire mostri ben più vomitevoli. Ad ogni modo, qualcuno rideva per la profezia biblica della Crostapane ma qualcun altro no. Fastelli non rideva affatto visto che all’improvviso la preziosa dottoranda non faceva altro che evitarlo lanciandogli occhiatacce a distanza che sembravano invitarlo a spogliarsi. Insomma, pura follia. Giorgia aveva rinunciato alla banalità di un vestiario sciatto vagamente medievale per strepitose minigonne glitter, reggiseni imbottiti, zattere ai piedi e trucco sconcio da ultima delle arrivate in strada. Il povero professore vedeva chiaro come il sole che quello strano comportamento doveva essere dettato da qualche senso di rivalsa ma qualsiasi forza lo aveva abbandonato e reagire non poteva più. La storiella hard core era stata narrata e ripetuta talmente tanto per i corridoi di quel maledetto posto da comari che Fastelli credeva di averlo realmente vissuto e si sentiva colpevole come un virgineo fraticello sedotto dagli innocenti piaceri dell’amore carnale. Verissimo, l’amore carnale era qualcosa che conosceva poco ma che fino a quel momento aveva perlomeno vissuto standard. Ardente lo aveva reso impuro e una strana sensazione lo tormentava come zanzare impossibili da uccidere.
La Crostapani aveva dato le dimissioni dopo essersi sfogata con tutti gli adeguati improperi [lasciando un’enorme spazio di ammirazione dietro di lei, come il mare di Mosè che si apre al passaggio del patriarca] e Ardente aveva deciso di sporgere denuncia ai suoi danni. Il vecchio professore non aveva dubbi sul fatto che la Crostapani si fosse perdutamente innamorata di lui, Ardenti, il cattedratico più severo di tutto il corso di Lettere. Compiaciuto per il ritrovato e sano egocentrismo sportivo, per quanto sinceramente molto poco realistico, Ardenti fece quello che chiunque altro avrebbe potuto fare dall’inizio: diffondere la verità sull’evidente natura del raccontino piccante, una vera e propria calunnia diffamatrice.
Giorgia, stupita e redenta dalla semplicità della verità, tornò ad essere la bruna ragazza dal viso pulito e le movenze da camionista. Il cuore romantico da principessa disney traboccava improvvisamente d’amore per il professor Fastelli, l’unico a cui lei aveva votato la sua vita di dolce fanciulla innamorata. Fiera per non aver creduto nemmeno un attimo alle infamie dette sul conto del proprio immacolato amore, Giorgia bruciò gli zatteroni dimenticando all’istante di essersi comportata da lucciola vagamente pop per consolarsi di un tradimento a cui lei aveva stupidamente creduto. L’incendio di lussuria e grossolane risate si andava spegnendo con inesorabilità lasciando a terra le tracce di un vecchio passato d’infamia. La cancellazione della vergogna e del peccato aveva riportato gli animi alle irraggiungibili altezze dell’ego e della letteratura, catapultando Ardenti nel paradiso di Dante e Fastelli nei rari manoscritti illeggibili che nessuno studente avrebbe mai potuto decifrare senza il suo aiuto, capacità costruita su decenni di umiliazioni e lavoretti gratis. Il ritrovato ego di Ardenti e Fastelli aveva risollevato il morale generale facendo sorgere manie di grandezza assopite negli altri professori della facoltà: adesso c’era chi tornava a prendersi gioco degli studenti, chi rideva apertamente in faccia agli Erasmus perchè non sapevano parlare, chi era tornato a raccontare con gaio entusiasmo i propri problemi di erezione, chi provava a fare colpo sulle impiegate della biblioteca con atteggiamenti da divo conquistatore, chi invitava a casa i pochi eletti della propria cerchia di accoliti adoranti. Fastelli si era finalmente conquistato l’ego sportivo e il rispetto di tutti, sebbene gli studenti ancora lo guardassero ammiccando. Il corso sul misticismo di Dante venne organizzato e chi lo frequentò lo fece sperando di vedere le fiamme dell’inferno o le rocambolesche acrobazie sessuali di qualche sodomita biblico, ma niente di tutto questo si concretizzò e la leggenda si sgonfiò tornando alle ben più discrete dimensioni della vera realtà.

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