La saga del pettegolezzo #1

F come Fastelli
“F come Filologia” si diceva spesso, sapendo di mentire a sè stessa “F come Fastelli…” eh già, gli occhi le si bagnavano di lacrime. Occhi cristallini come il cielo, Giorgia amava il suo professore, il dottor Fastelli.
Avevano litigato poche settimane orsono, perchè secondo lei una lettera di un antichissimo codice fiorentino non riportava assolutamente le varianti che sosteneva Benedetto, il suo amato. Naturalmente Benedetto aveva peggiorato il comportamento nei suoi confronti da quando un eminente studioso, tale Bratz(*), tenendo conto dell’osservazione di Giorgia, gli aveva dato conferma d’aver fatto fiasco visto che in effetti quel “frodo” era proprio un “brodo”.
Eh sì! più strano a dirsi che a leggersi, il manoscritto recava proprio un ” […] quel cacciatore di brodo sparava volentieri a quaglie grasse e succulente”. Giorgia aveva compreso l’errore paleografico e lo aveva sanato per congettura immaginando che nessun cacciatore di frodo si sarebbe mai messo a cacciare inutili quaglie, meglio sarebbe stato un cervo oppure un cinghiale! E invece no, il tanto amato brodo di sua nonna le aveva suggerito che nessuno fà il brodo di cervidi, ma di quaglie! Facendo ricerche approfondite sul caso aveva inoltre scoperto che il Principe Sanguisuga dè Meriti Fraudolenti era un indolente messere sempre a caccia di inutili prede per gonfiare un orgoglio stitico. Il brodo gli serviva a calmare i frequentissimi dolori di stomaco imprevedibili che non lo facevano andare di corpo. Il suo Benedetto, invece, ingenuamente aveva creduto che dato il nome di “Fraudolento” il principe doveva forzatamente cacciare di frodo! La situazione diventava imbarazzante quando, in aula tra i giovani alunni, ogni tanto si sentivano frasi come “potevi anche smetterla di ignorare che essere fraudolenti non è una virtù apprezzata!” – “e tu potevi evitarti tutti quei brodi i pomeriggi da tua nonna!” – “sei tu che non sopporti che una donna possa scoprire orrori immeritati in un testo per colpe di un paio di grasse quaglie!” – al che la lezione spesso sfumava causa gravi turpitudini culinarie da parte dei due partners. Giorgia aveva davvero le lacrime agli occhi. Molti studenti si erano lamentati del comportamento dei due, fino a che il preside non li aveva richiamati entrambi all’ordine.
E pensare che all’inizio era tutto così diverso! Quando era solo una giovane studentessa senza sogni, divorata dalla solitudine e dalla tristezza, i libri erano stati l’unica presenza in grado di riportarla in vita. Senza i suoi libri, senza le sue avventure nei mondi della letteratura e della ricerca, nulla aveva più senso. La madre le stava sempre col fiato sul collo, simile ad un brutto uccello caligginoso appollaiato sulla sua spalla oppure come un torvo aggeggio immenso planato nella sua camera. Crescendo aveva appreso poco se non che odiava la compagnia delle persone, sia delle donne che degli uomini, e che nessuno aveva fatto brillare in lei il sentimento per la vita. Quando aveva compiuto vent’anni, durante un corso all’università, aveva scoperto che i suoi amatissimi libri erano il frutto degli studi di persone diligenti e sensibilissime al problema dei testi da tramandare ai posteri. Quel giorno imparò che senza la filologia e senza la presenza di chi l’aveva fatta, i libri suoi compagni fedeli non sarebbero mai esistiti come li conosceva. Chi le avrebbe mai donato una poesia del ‘600 tutta intera senza il lavoro dei mitici filologi d’altri tempi? La nuovissima scoperta si era presto trasformata in sogno reale, perchè c’era una persona in carne ed ossa che le aveva risvegliato nel cuore il sentimento per la vita grazie a quell’insegnamento: Benedetto Fastelli, il suo professore!
Benedetto Fastelli era stato un pò come il salvatore dei fedeli prima dell’apocalisse, il messaggero angelico con la panza nella turbolenza del caos, il magnifico rivelatore arcano dei misteri primigenii, insomma un intramontabile eroe!
Soprattutto, le aveva fatto gustare finalmente la consistenza della passione per qualcosa e l’affetto devoto e sincero per qualcuno. L’orribile allocco di sua madre aveva un’ignoranza tale che non sarebbe mai davvero riuscita a colonizzare anche quella parte della sua vita.
Mamma Concetta, si diceva Silvia, doveva vedersi però riconosciuto il merito di avele passato per contaminazione stemmatica il gusto del coatto. La coattagine le aveva reso servigi immensi quando s’era trattato di ricostruire testi e lettere antiche. L’ultima fatica, la lettera sul brodo, era riuscita a sanarla unicamente perchè trovava di assomigliare un pò a Messer Sanguisuga. Data la somiglianza con sè stessa aveva intuito che il protagonista dell’eminente lettera in realtà non aveva alcuna voglia di mettersi in mostra data l’evidente sciatteria del suo carattere. Messer Sanguisuga amava le feste nel suo castello, non la caccia valorosa; ma non aveva modo di partecipare a feste straordinarie se prima non curava gli spasmi del suo intestino!
La coattaggine di Giorgia e del Messere risiedeva nella sciatteria un pò volgare del loro modo di pensare, volgarità tenuta nascosta per motivi di imbarazzo. Nessuno poi sapeva che Giorgia adorava i fumetti, era una nerd, e che quello strano personaggio le aveva richiamato alla memoria Paperinik il papero oscuro: l’unica vera fonte delle sue ricerche.
Purtroppo era stato proprio grazie a Paperinik il papero oscuro, a sua madre Concetta e alla sciatteria del suo carattere se Bratz le aveva rivolto l’attenzione dall’alto del suo scranno di sapere arcaico. Il tirannosaurus rex più temibile di tutta la pangea filologica aveva decretato che Giorgia Solenne aveva ragione mentre Benedetto Fastelli aveva TORTO.

Quell’orribile parola, “TORTO”, le rimbombava nella testa come una campana in procinto di spaccarsi e di rompersi. sentiva i frammenti dell’enorme campana arrivare con violenza all’altezza della sua testa, penetrarla e poi annientarla dall’interno.
La causa della rottura con Benedetto era stato il suo successo inaspettato, successo che lui non era riuscito a sostenere!
All’improvviso quello che crollava non era soltanto l’armonia, ma l’idea che lei si era fatta di lui: il suo eroe con la panza l’aveva delusa.

Le settimane continuavano a passare senza che tra i due si ristabilisse un dialogo. Il preside poteva ritenersi soddisfatto dato che da tutte quelle settimane nessuno si era più lamentato della situazione in classe. La Solenne, in effetti, non si faceva più vedere. Sebbene quell’assenza non pesasse sugli studenti pesava invece molto su Fastelli che adesso si ritrovava senza un’erede a cui passare le sue nozioni.
Benedetto cominciava ad avvertire la mancanza della sua assistente innamorata, pronta a tutto e sempre con molta attenzione, cura e devozione. Lei era stata l’unica, nel corso di quegli anni noiosi e senza stimoli, a restituirgli tutto l’entusiasmo perduto. In effetti, senza Giorgia, i corridoi di facoltà sarebbero sembrati meno luminosi ed eccitanti. la sua compagna non sopportava la presenza fresca di quella pulzella bruna vicino ai trentacinque, immaginava che circuisse il suo Orso Yogi. Benedetto sopportava con un pò di irritazione quell’appellativo stravagante, anche se in verità si sentiva lusingato delle attenzioni esclusive della quasi moglie. A volte, però, pensava a Giorgia e al suo amore per la filologia.

Nonostante le discordie e le settimane di silenzio, nei corridoi di facoltà rimaneva un fatto ed il più straordinario di tutti, fatto di cui gli studenti si accorgevano: da torva e accigliata che era la professoressa Solenne, come se una tempesta di nubi le avesse attraversato il volto e tutta la tristezza del passato si fosse riversata su di lei, il passaggio improvviso e quasi fortuito del suo collega professore spazzava via qualunque nube facendo risplendere un sole che poche volte si era visto brillare in lei.
In barba al tirannosauro ma anche a Paperinik, Silvia aveva deciso di fare pace con Benedetto che però, aveva deciso, avrebbe prima dovuto accettare la sconfitta del momento. Arrivava tardi nel suo proposito, perchè di lì a poco fu lo stesso Benedetto a complimentarsi con lei lasciando cadere nel pozzo dei ricordi l’accaduto. Soppesando il fattaccio col resto dei giorni di concordia, il professore aveva scelto la pace dei sensi e dell’intelletto.
Anche perchè, come aveva capito già da tempo, quell’allieva e assistente particolarmente dotata aveva effettivamente fatto centro. Giorgia si sarebbe dovuta meritare già da tempo il successo che aveva riscosso con quella storia del “brodo”, e lui avrebbe dovuto capirlo prima che i maestri, qualche volta, devono avere l’umiltà di riconoscere il valore dei propri allievi.

Giorgia, in tutto questo, tornò ad essere la musona di sempre ma con una differenza: questa volta avrebbe preso meno sul serio i filologi.

(*) ripreso da Barbi, eminente filologo. Evidente la somiglianza con l’appellativo della famosa bambola americana.

Annunci

Lascia un commento

Archiviato in Non classé

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...