Undici giugno_dal Diario Fiorentino

Un luogo, a presente, per Christophe Tarkos il testo è inutile, e a ben dire ha ragione! Finalmente qualcuno che lo sforma e che ne parla in altra maniera, deformando, giudicando, divenendo. Sono qui, corpo di legno e di bronzo; pelle che odora di forte dopo una lunga passeggiata nel calore sempiterno dell’estate. Odoralo, sentilo. L’odore della Terra è quello che cerchi, che ricordi? A me piace il mio odore, lo trovo intenso e buono. Sicuramente a lui è piaciuto, gli è sempre dovuto piacere per tenermi stretta così tanto a lungo. E mentre la testa mi percuote col suo intelletto, l’odore forte e profumato mi cattura, facendomi guardare fuori. Una pelle liscia e gialla dorata, una pancia glissant qui se nourrit di luce. Stramazzo a terra nel terreno dei conflitti col fiocco, quelli che restano e che non cambiano. Sai, quelli fatti col fuoco. Son quelli che non dimentichi. Ti restano aggrappati alle dita, vischiosi come lombrichi dal corpo ad anelli, anelli di ferro battuto, dalla presa forte forte, sempre quanto e più del conosciuto. I lombrichi sono strisciati entro le mie orecchie, entro il mio cuore e lo rinverdiscono di Nero, sentimenti e colori che è meglio non avere. Straziata, détruite, così i demoni mi hanno avuta il giorno che ho perso la grazia e raggiunto la pigrizia. Scavare il pozzo dei tesori è cosa (im)possibile*, *a discrezione di chi ascolta.

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