Gesù e Maria

Entrare nel tempio
Due colonne ardenti di calore
arcate di stelle luminose nel cielo notturno
trecce di nuvole nel cielo diurno dell’alba

Lui rese l’anima all’Aria
Dov’è andata? Dov’è partita?
Dov’è sparita?
Andata dove…

Vi ho guardati, due culle per il mio cuore
in quel tempio che ho abbandonato
tanti giorni fa, tanta disillusione fa,
tanto isolamento fa.

Oggi sono tornata
Vi ho guardati
due culle per il mio cuore ancora caldo
di neve.

Sorrido
Sento scendere in me un amore
antico come un soffio di mistero sopito.
Non vi ho dimenticati, e anche voi
vi siete Ricordati di me.

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Morte

Siamo corpi, universi paralleli in movimento
brilliamo di luccichii strani, contorti
e moriamo.
Stelle, o pianeti, miti di carta giriamo
sull’ellisse del tempo rimasto.
Rimango sola in questo universo buio.
Stelle lontane da me
brillano fredde, glaciali
Loro anche sono rimaste sole.

Siamo anime, universi paralleli in transito                                                                                che non possono toccarsi né fondersi.
Ma posso riconoscerti,
Sì, posso vederti
e per te pregare per me pregare.

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Con cuore incerto

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Fra tanti sentieri e cammini
scelsi la lontananza da casa mia
intrapresi la via con cuore incerto
posata sui miei piedi
fragile farfalla sulla roccia
incontrai mille paesaggi
mille nomi e mille storie
ripresi coscienza
nello scorrere lento del tempo
appresi pazienza e accoglienza
appresi a guardarmi nello specchio
dei miei mille occhi.
capii che vivere è un’arte senza tempo
senza luogo, senza profitto.
La vita è il viaggio di un cuore incerto
nella concavità dell’istante sicuro.

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Latte crudo

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Penso e vedo le nuvole addensarsi grigie nel cielo del mio pensiero crudo, come il latte bianco e lattiginoso che insieme abbiamo bevuto. E’ un latte di riso con farina di riso e risate. Vivo una condizione desagréable, parce que sono finta, costretta a riflettere alle regole sociali, al “le farà piacere, se lo aspetta, me ne vuole, pensa male di me”, un circo di vizi automatici e automobili. Le automobili non mi piacciono, inquinano, sono nere fumose e metalliche. Colorate, ma come carta da caramelle. Adoravo quelle al limone e all’arancia, me ne mangiavo tante. Erano belle, perchè brillavano. Guarda, senti come imbratto la carta dei miei ricordi, delle scie dei pensieri ri/belli, così…tanto per trovare nuove immagini e metafore per la nostra corrente di immaginazione inaridita dal sole, dalla noia, dalla solitudine. Estrai estrapola estragon, una pianta aromatica che in inglese significa qualcosa. Timo, salvia, basilico, sono piante aromatiche dal profumo inebriante, salvifico e sanificante. Eccomi, sono sulla scia delle immagini e dei pensieri accatastati nella memoria a rotelle di tutti i giorni. Sarebbe magnifico uscire fuori dai gangheri, à coté de’ gangsters, fuori dai binari e dalle rotaie – naziste – e rotolare sola per campi in Austria. Sicuro, questo testo fa ridere, è illogico e strapazzato, và da tutte le parti e in tutti i sensi. Ci vuole un pò di leggerezza! Finalmente è ciò che fà muovere il mondo con armonia cosmica: la leggerezza dell’inconveniente o del sarcasmo agghiacciante, la leggerezza della danza e delle foglie che cadono d’inverno o d’estate, o durante il rosso-arancio autunno…Le vedi le immagini nella mia testa? Legate alle sensazioni del mio corpo rotondo di Femme italienne? Elles sont belles…elles se cachent auprès de nous, qui sommes embaillés sur les murs d’été.

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Resisti

Resisti, mio cuore al di là della notte
sii come la lucciola che vaga solitaria
nel ventre materno dell’ombra solida
senza più appigli, senza alcun rumore
Resisti, incollando pezzi di vetro
al vasto soffio del vento libero
impregna ogni solida convinzione
del magnifico corpo bruciante del fuoco
ammantata di musica e di silenzio.

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One Child

Oggi vi voglio condividere una poesia scritta negli anni ’80 da una bambina di 6 anni con un passato molto difficile alle spalle: nata da una ragazza-madre, a 4 anni è abbandonata dalla stessa in autostrada dove viene successivamente ritrovata. Sheila – questo il suo nome – vive in una specie di roulotte con il padre, ubriaco e violento. Un giorno d’estate Sheila rapisce un bambino di tre anni – figlio dei vicini – lo lega ad un albero e gli dà fuoco, provocandogli diverse ustioni. In attesa di essere ricoverata in un ospedale statale – scelta che equivale a rinchiuderla in prigione – la bambina viene affidata alle cure di Victoria Lynn Hayden – in arte Torey Hayden, autrice del libro “One Child” che racconta la storia di Sheila – psicologa infantile e responsabile di una classe di bambini problematici (autismo, tentato suicidio, cecità, etc). Sheila, all’inizio, dimostra di essere una bambina vandalica, aggressiva e selvaggia che si rifiuta di parlare. Hayden però si interessa a lei, scoprendo che la bambina possiede un quoziente intellettivo molto alto e una capacità d’apprendimento straordinaria. La violenza nella vita di Sheila continua, con la differenza che adesso non è più sola perchè Torey si occupa di lei.

Vi metto a parte di questi dettagli per permettervi di entrare nell’atmosfera emotiva della poesia che Sheila scrisse per la Hayden. L’insegnante ricevette questa bellissima dedica per posta, pochi anni dopo la separazione da Sheila, che con il suo consenso ne permise la pubblicazione (il romanzo in cui compare la poesia e che racconta nel dettaglio questa storia si intitola “Una bambina” traduzione italiana di “One child”):

A Torey con tanto “Amore”

Vennero tutti gli altri
Cercarono di farmi ridere
Giocarono ai loro giochi.
Alcuni giochi per svago altri sul serio.
E poi se ne andarono.
Lasciandomi tra le rovine dei giochi
Senza sapere quali erano sul serio e
Quali erano per svago  
E lasciandomi sola con gli echi di
Una risata che non era la mia

Poi venisti tu
Con i tuoi modi strani
Non proprio umani
E mi facesti piangere
E non t’importava il pianto.
Dicesti solo il gioco è finito
E aspettasti
Che tutte le mie lacrime si trasformassero in
Gioia
_________________

To Torey with much “Love”

All the rest came
They tried to make me laugh
They played their games with me
Some games for fun and some for keeps
And then they went away
Leaving me in the ruins of games
Not knowing which were for keeps and
Which were for fun and
Leaving me alone with the echos of
Laughter that was not mine

Then you came
With your funny way of being
Not quite human
And you made me cry
And you didn’t seem to care that I did
You just said the games are over
And waited
Until all my tears were turned into
Joy.

 

Inutile dire quanto la trovi commovente :’-)

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Multe

** A distanza di tanti mesi sono tornata, e scrivo i pezzi su cui ho lavorato giorno e notte, svegliandomi nel sonno delle ore e riversando contenuti emotivi sulla carta di qualche taccuino. Esse sono poesie scritte per indagarMI e per indagarCI. Ho vissuto, guardato e poi scritto. E questo è il risultato. **

Troppo tempo da sola. Passo carrabile che non rispetto.

Getto multe all’aria.

Partager son propre temps est la chose la plus importante du monde.

Condivido con te ogni mia cosa importante e dell’anima mia forse assaggerai qualche fetta.

Insipido è il tempo che spendo da sola. Risparmi e stipendi non lo riempiranno, i suoni tintinneggianti si disperderanno nell’eco di corridoi lontani. L’orecchio interno è un labirinto e come un labirinto la mia scaltra memoria scava corridoi invisibili. All’interno dell’orecchio si innalzano lapidi. Trovo scritto: “ti manca” e anche “avresti voluto”. Un cimitero di desideri spenti. E le braci fumano. I miei occhi sono deboli per quelle nebbie. La miopia lo rivela: insipido è il tempo che spendo da sola. Passo carrabile che non rispetto.

Un guizzo di felicità viene dal tempo che vivo con Te, un Te qualunque, un Te qualsiasi. E nel petto un sollievo per quando ti incontro. Una confusione di pensieri che solo il cuore sa disperdere.

Il mio battito si fonde col tuo. Nell’istante in cui ridiamo sento la gioia come luce spiovente cadere in scintille e scoppiare in incendi di fuochi grandiosi. Gocce d’acqua fresca nella gola sono per me le tue parole. Bruciata nel deserto e con le labbra screpolate intono un canto di benevolenza per Te.

Insipido è il tempo che spendo da sola. Passo carrabile appena distrutto.

16/03/16

Silvia Torre

 

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